Cari ragazzi noi siamo un gruppo. Un gruppo è un insieme di persone che condividono delle speranze, degli obiettivi, dei sogni, delle paure. Se non fosse così non si avrebbe un gruppo, ma una confusione di gente. La confusione si trova ovunque (ai centri commerciali, al cinema, per le strade, alla fiera) – la gente, in giro, è tutta per i fatti propri. Noi no. Noi abbiamo deciso di stare insieme, però è necessario distinguersi dalla massa, dalla confusione. Dobbiamo avere una identità. Dobbiamo sentirci parte di questo gruppo e lavorare, giocare, pregare tutti insieme. Per fare questo sono necessarie delle regole. Avete già visto che non si usano i cellulari – questa è una prima regola, perciò dite a genitori e amici di non telefonarvi, per favore. Avete visto che iniziamo sempre col segno della Croce e lo lasciamo aperto fino alla fine. Questa è un'altra nostra consuetudine importante, perché ha un significato: il nostro stare insieme è preghiera, è comunità. Avete anche visto che stiamo sempre in cerchio e anche questo ha un significato e a questo proposito voglio leggervi una cosa:
“Stare in Cerchio rappresenta il momento in cui tutti [...] sono raggruppati insieme in una posizione particolare, poiché ciascuno diviene punto indispensabile della figura più perfetta che esista, nella quale per l’appunto tutti i punti che la costituiscono sono uguali: non ce n’è nessuno più importante di un altro. Tutti importanti e tutti uguali: alla stessa distanza dal centro (immaginario) nel quale si trova l’unico punto di riferimento del cammino: Dio”(1)
Come avrete notato, ad ogni riunione c'è sempre uno strano libro: noi lo chiamiamo “Diario di Bordo” - tutti voi potete scriverci dentro e leggerlo. Ci appuntiamo i nostri pensieri, i sogni e tutto quello che facciamo. È vostro, sfruttatelo. Ma non vogliamo essere noi a dettare tutte le regole, siamo un gruppo perché ci siete anche e soprattutto voi. Tutti voi avete quel dono chiamato libero arbitrio, cui abbiamo accennato diverse volte nei nostri discorsi. Il libero arbitrio è, appunto, essere liberi di fare le proprie scelte assumendosene la responsabilità. Ogni scelta che si fa nella vita comporta delle conseguenze – che saranno buone o cattive a seconda il tipo di scelta, ma anche a seconda delle speranze che abbiamo. Per esempio, se si spendono tutti i propri soldi per comprare “gratta e vinci” ma non si vince, le conseguenze saranno di certo negative perché non solo non si raggiunge l'obiettivo sperato, ma si è perso tutto quel che si aveva. Mentre se si sceglie di volere bene un'altra persona amico/partner, è più probabile che le conseguenze siano positive: perché magari si trova affetto, amore, coccole, compagnia. Voglio raccontarvi una storia (si sistema il vecchio cartellone strappato per terra): questo gruppo è giovane, ha appena tre anni e mezzo. I primi membri che avevano la vostra età, provarono a darsi delle regole, ci trovavamo ad un'uscita. Dovevamo stare insieme due giorni e una notte. Fu bellissimo. I ragazzi furono messi davanti alla libertà, gli fu detto di scegliere gli obiettivi e le regole da seguire. Le scrissero su questo cartellone e ognuno si assunse la responsabilità firmandolo col le proprie impronte. Il momento della firma fu bellissimo. Bellissimo! Durante la notte, però, quei ragazzi disattesero tutte le regole che si erano dati qualche ora prima e così, l'indomani noi fummo costretti a strappare davanti a loro quella Carta di Gruppo. Fu un'esperienza importante, perché adesso vedete che il gruppo è ancora qui, numeroso e quei ragazzi sono cresciuti, sono ancora con noi e hanno imparato cosa significhi “stare insieme”. Anche voi oggi avrete la possibilità di dire quello che volete che si faccia, di discuterne tra di voi e di scriverlo e, più avanti di firmarlo - di sottoscriverlo: qualcuno pensa che voi siate ancora piccoli. Noi pensiamo, invece, che siate in grado di assumervi le vostre responsabilità e di pensare in modo serio. Tra di voi c'è qualcuno che è più piccolo di altri, è vero. Lo stare insieme serve a questo: ad aiutarsi a vicenda. I più grandi sono responsabili non soltanto di se stessi, ma anche dei più piccoli. Chi tra voi è agli Scout? Come si fa il saluto Scout? Qual è il significato del saluto scout? Il pollice che va messo sopra il mignolo: il più grande che protegge e sostiene il più piccolo. E ora a noi: secondo voi cosa possiamo fare, in più, per diventare un gruppo? Che impegni vogliamo prendere? Che regole vogliamo seguire?
Discorso di Elio a nome dello staff durante la riunione del 12 Novembre 2011
(1) Cfr. Basilio Elio Antoci, Fede, Metodo, Esperienza, Catania 2010, Akkuaria Edizioni (collana: I segni del tempo) pp. 102-103
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