
"Ed il più grande conquistò nazione dopo nazione e quando fu di fronte al mare si sentì un coglione, perché più in là non si poteva conquistare niente. E tanta strada per vedere un sole disperato è sempre uguale e sempre come quando era partito. Bello l'eroe con gli occhi azzurri dritto sopra la nave, ha più ferite che battaglie, lui ce l'ha la chiave. Ha crocefissi e falci in pugno e bla bla bla fratelli, ed io ti ho sollevata figlia per vederlo meglio, io che non parto e sto a guardarti e che rimango sveglio".
(Roberto Vecchioni - Stranamore 1978)
La canzone si rifà al titolo di un film di Kubrick che, a sua volta, è ispirato al romanzo di Peter George (Allarme Rosso). Nel film si racconta l'assurdità della "Distruzione Mutua Assicurata" che, nella strategia militare è una teoria sull'ipotesi di aggressione militare con uso di armi nucleari, comportante la distruzione sia dell'attaccante che dell'attaccato. Il film e la canzone nascono nel pieno della Guerra Fredda, dove il mondo intero temeva lo scoppio di una guerra nucleare. La canzone è divisa in varie parti e si notano le varie problematiche legate alla guerra e all'incertezza politica e sociale: alcool, maltrattamenti, amori che finiscono, ideali, squadrismo. Nel testo vi è inoltre il contrasto tra gli ideali di pace di una giovane coppia e le menzogne guerrafondaie dei potenti (raffigurati dalla parola "generali"). La terza parte mette a crudo l'insensatezza della guerra: che si tratti di Garibaldi, Napoleone, Alessandro Magno alla fine si esce malconci (ha più ferite che battaglie) e non si ha una chiave che dia un senso a quanto si è fatto. Di fronte alla natura si è impotenti. E gli ideali diventano sterili oggetti (crocefissi, falci, ecc).
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